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La vera felicità? Tirala fuori dalla tua vita in 6 mosse

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La vera felicità? Tirala fuori dalla tua vita in 6 mosse

Siamo tutti abituati a pensare che la felicità sia riservata a pochi, ai più fortunati e che dipenda soprattutto dalle circostanze esterne o dagli status raggiunti. Eppure se ci affidiamo a questo tipo di felicità, ci rendiamo conto di quanto sia effimera e mutevole. In realtà ognuna di noi ha la possibilità di costruire dentro di sé una gioia più stabile e duratura, che poi si rifletterà sul nostro ambiente, realizzando così tutto quello che desideriamo. Quale momento migliore per sperimentarla se non oggi che è la Giornata Mondiale della Felicità?

A spiegare come fare è Alessandro Cozzolino, life coach e autore di tanti libri sulla felicità, che ci racconta anche i meccanismi subdoli e inconsci con i quali noi stesse ci boicottiamo.

Per molti la felicità sembra un concetto astratto e irraggiungibile, perché si ha questa visione così negativa?

“Nei primi anni di vita gli esseri umani subiscono una ferita. Nel periodo che va dall’infanzia all’adolescenza tutti noi – chi più, chi meno – viviamo una o più esperienze in cui ci sentiamo non amati, non accolti, non desiderati. Queste sensazioni ci segnano per sempre a livello inconscio e nel tempo riemergono spingendoci a credere di non meritare la felicità perché, così come siamo, siamo sbagliati e indegni. In casi tutt’altro che rari – complice anche la religione che ci ricorda che “siamo nati per soffrire” – si tende a credere proprio che soffrire significhi vivere e viceversa. “Riesco a sentirmi vivo solo se soffro”. “Senza il mio dolore non saprei chi sono”. E peggio ancora, “se soffro sarò ricompensato”. Si crea quindi un circolo vizioso da cui è difficile – ma non impossibile – uscire e in cui “soffro ergo sono” ma anche “sono ergo soffro” diventano locuzioni peculiari e imprescindibili di non poche identità. La felicità diventa dunque una chimera a cui conviene non prestare troppa attenzione perché “tanto non esiste” o, se esiste, è una finzione fuorviante. Se infatti esistesse, non esisterei io oppure quello finto e sbagliato sarei io. In realtà, alla base di un atteggiamento così malsano nei riguardi della felicità c’è quasi sempre l’incapacità di superare vecchi traumi, risanare ferite datate e assumersi la piena responsabilità della propria vita e soprattutto dei propri stati d’animo a prescindere da tutto. Nascono da qui quei comportamenti oltremodo sminuenti volti a snobbare e a ridicolizzare l’emozione più bella e più ambita del mondo, soprattutto nei confronti di chi invece la propria felicità se l’è conquistata e ha deciso di godersela appieno”.

Parecchie persone vedono la felicità come un istante, una botta di fortuna o un momento raro nella vita di tutti i giorni. Esiste una felicità diversa e più duratura, di che si tratta?

“Dipende da cosa intendiamo per felicità. Un incontro fortuito? Una sorpresa inaspettata? Una vincita che ti riempie il portafogli? Sicuramente queste e tante altre cose lì per lì ci rendono estremamente felici ma dipendono da fattori esterni su cui non abbiamo alcun controllo né potere. Qualcuno la definisce “felicità passiva”, ovvero quella piacevolissima emozione – momentanea e impermanente – che nasce a seguito di uno o più eventi, fatti o circostanze che vanno ad aggiungere un significativo quid alla nostra vita o che rappresentano la soluzione a uno o più problemi che ci affliggono. Di tutt’altra natura è invece la “felicità attiva” dove noi stessi, in prima persona, ci adoperiamo per coltivare e mantenere uno stato d’animo sereno, gioioso e tranquillo. Quest’ultima è molto meno facile della prima ma facile e felice sono due cose molto diverse. Occorre infatti un lavoro su se stessi non indifferente. Far pace con quella parte del nostro passato che un tempo ci ha feriti può essere un’impresa alquanto ardua ma di certo non irrealizzabile e di sicuro più efficace dell’attesa di chissà quale miracolo. Ciononostante molti di noi si ostinano a delegare e rimandare il proprio benessere psicofisico al domani, dimenticando però che le nostre radici – da cui ha origine la stragrande maggioranza dei perché agiamo come agiamo – sono nel passato. Il futuro che ci aspetta altro non è che il frutto di quello che siamo e facciamo oggi, esattamente come il nostro presente è il risultato o la conseguenza di ciò che siamo stati e abbiamo fatto fino a ieri. È la famosa legge causa-effetto cui tutto il creato obbedisce. Ecco perché è bene ricordare che da ogni nostra convinzione, parola e azione presente generiamo il nostro futuro e che tutto ciò a cui acconsentiamo senza intervenire continua imperterrito. L’ascolto attento, la gratitudine e la gentilezza – nei confronti di se stessi ma anche e soprattutto di chi meno sembrerebbe meritarsele ma che in realtà ne ha decisamente più bisogno – sono le migliori compagne di questo viaggio che chiamiamo vita e di certo il passaporto per una felicità più profonda, genuina e duratura“.

Spesso noi stessi attuiamo dei meccanismi che rendono le cose ancora più difficili per sentirci felici. Quali sono? E perché gli permettiamo di boicottarci?

“Paradossalmente, alla nostra mente la felicità non interessa più di tanto. Quello che più le importa è stare “comoda” e non affrontare stressanti cambiamenti. Per questa ragione ci riesce difficile uscire dai soliti binari che, pur sapendo che non ci condurranno dove vorremmo, almeno sono ben noti e quindi “sicuri”. L’ignoto invece spaventa e genera non di rado ansia, panico e quindi stress. Immaginando scenari apocalittici qualora ci decidessimo a cambiare partner, lavoro, domicilio o altro scegliamo di arrampicarci sugli specchi inventando scuse o incolpando il prossimo pur di rimanere dove siamo. Per poi lamentarcene. È la nostra mente che ci inganna generando emozioni che, pur non avendo una reale ragione di essere, hanno un impatto realmente paralizzante per le nostre azioni. La paura e il terrore che avvertiamo davanti all’idea di dover fare qualcosa per cambiare il nostro stato (fisico, mentale, lavorativo, relazionale, …) sono solo congetture e supposizioni – quasi sempre incomplete e inesatte – che la nostra mente elabora contro di noi per… ebbene sì, “punirci”! Con quale barbaro coraggio osiamo scomodare la nostra mente regina dalla sua tanto comoda poltrona? Perché – riconosciamolo! – l’infelicità sarà anche triste ma tutto sommato non ci si sta così male o comunque dopo un po’ ci si abitua e si va avanti per inerzia, preferibilmente a testa bassa o magari con indosso un sorriso di circostanza, come forse qualcuno ci ha disgraziatamente tramandato in passato. Ecco perché oggi facciamo fatica a vivere felici. Nessuno ce l’ha mai davvero insegnato. Sappiamo solo sopravvivere a noi stessi perché è l’unica cosa che abbiamo tristemente imparato”.

Come si fa a riprendere il comando della propria vita e a dirigersi sulla strada della felicità?

Per essere felici servono coraggio, pazienza e autodisciplina ma oggi pare sia diventato molto difficile trovare dentro se stessi questi tre elementi soprattutto per via delle nuove mode, tendenze e dipendenze che ci tengono incollati e vincolati ai social. È più facile guardare fuori, cercare fuori, aspettare che da fuori arrivi qualcosa o qualcuno che ci doni gioia, sicurezza e benessere. Finché impiegheremo il nostro tempo mettendo la nostra autostima alla mercé dei polpastrelli e delle vite altrui, possiamo dire addio alla serenità e all’equilibrio psicofisico che in fondo tutti desideriamo e che, sì, ci spetta di diritto perché siamo vivi e la felicità – in tutte le sue forme – è la più sacra celebrazione della vita. Ma se è un nostro diritto vivere bene, appagati e in pace con noi stessi e con gli altri allora è un nostro dovere prenderci cura in prima persona delle nostre gioie e della nostra contentezza. Se continuiamo a delegare, ad aspettare, a procrastinare non cambierà mai nulla. Occorre dare un taglio netto con tutte le abitudini e le convinzioni che ci tengono schiavi e prigionieri di schemi che non funzionano più o che forse non hanno mai funzionato. Bisogna tirare fuori il coraggio di compiere scelte che in cuor nostro sappiamo essere valide e superare la paura del cambiamento che ci lascia passivi, immobili e inattivi lì dove siamo da fin troppo tempo ormai. È necessario affrontare la paura per capire che quando la guardi negli occhi sparisce. E soprattutto dobbiamo smetterla di dare la colpa agli altri per i nostri stati d’animo e per la qualità della nostra vita. Niente cambia se in primis non cambiamo noi il nostro atteggiamento mentale e comportamentale”.

6 mosse per tirare fuori la felicità da dentro la tua vita

1. Smettila di voler essere felice 24/7

L’ossessione della felicità è la prima causa di infelicità. Non sei la Gioconda e non sei tenuta a sorridere davanti a tutto e tutti. Abbi rispetto e considerazione anche delle tue altre emozioni, quelle meno piacevoli. Ascoltale e chiediti perché avverti certe sensazioni. Analizzale con estrema attenzione e torna indietro nel tempo per capirne l’origine. Poi torna nel momento presente e decidi se reiterare certe (re)azioni o disfartene. Così facendo allenerai la tua capacità di analisi introspettiva e, di volta in volta, qualunque sia la tua scelta sarà quella giusta a patto che sia una scelta consapevole.

2. Impara a distinguere la speranza dall’illusione

Sii più realistica e non credere a tutto ciò che vedi, senti o leggi, incluse queste mie parole. Tu sei l’unica persona che davvero può sapere cos’è meglio e più vero per te. Abbandona tutto ciò che senti non fa (più) per te e impegnati a esplorare nuovi orizzonti. Lascia perdere le favole ma non smettere di sognare, preferibilmente di notte mentre dormi. Al mattino invece concentrati e procedi nella concretizzazione dei tuoi sogni, sempre a condizione che siano realizzabili e non fantasie di mondi paralleli a cui la tua mente ricorre per sfuggire alla realtà dei fatti che non è come vorresti che fosse. In questo modo riuscirai a evitare parecchie docce fredde, delusioni e inganni della tua stessa mente.

3. Fa’ qualcosa che ti spaventa

Non ti sto invitando a uscire da sola di sera e camminare in una strada buia, malfamata e poco trafficata. Ti invito piuttosto a sfidare le tue paure più irrazionali e magari persino paralizzanti mediante il raziocinio e il buonsenso. Scommetto che tra queste c’è la paura di attuare un cambiamento, anche minuscolo. Non pensarci su più di tanto, fallo e basta. Inizia con qualcosa di piccolo e procedi con cambiamenti di maggior impatto. Concentrati sul risultato finale che sai di voler raggiungere, ridimensionando i pensieri ansiogeni che nel mentre ti frullano per la testa martoriandola. Allenerai così il tuo coraggio. Perché non puoi dirti coraggiosa se non hai paura. E ricorda: se non ti spaventa neanche un po’ allora significa che non è importante.

4. Chiedi scusa allo specchio

Non oso neanche minimamente immaginare quante cattiverie ti sarai detta guardando la tua immagine, le tue imperfezioni, le tue insicurezze nel corso della tua vita. Ti piacerebbe avere un’amica che ti ripete in continuazione i commenti sconfortanti e le offese gratuite che sussurri tu nella tua testa a te stessa con integerrima costanza? Che ti piaccia o no, sei l’unica persona che di sicuro vivrà con te fino al tuo ultimo respiro. Ti conviene andare d’accordo con chi sei. E ti garantisco che non appena ti libererai da schemi chiusi e oltraggiosi, i tuoi occhi guariranno dalla miopia che al momento ti impedisce di vedere e riconoscere la tua unicità. Inizia ad allenare il tuo amor proprio davanti allo specchio. Ti potrà sembrare ridicolo o superfluo ma ricordati sempre che ciò di cui ti convinci diventa la tua verità. Pertanto scegli con cura a cosa credere perché le tue convinzioni generano le tue emozioni, sempre e comunque.

5. Imponiti delle regole e impegnati a seguirle

Metti da parte il fatalismo. Gli astri, il cielo e gli dei hanno altro a cui pensare che non a te. L’unica responsabile della qualità della tua esistenza sei tu. Se non ti piace qualcosa della tua vita attivati e fa’ qualcosa di concreto per migliorarla. Oppure accetta quel che è senza lamentartene. È un tuo diritto essere felice ma è anche un tuo dovere rispettare le condizioni per esserlo. Fa’ quello che sai di dover fare anche se inizialmente non sarà proprio una passeggiata. Ma ricordati che qualsiasi meta, anche la più lontana, si raggiunge cominciando sempre con un piccolo passo. Se e quando avvertirai stanchezza, calo di entusiasmo o sconforto che ti faranno perdere la voglia di continuare il tuo percorso, ricordati i motivi per cui hai iniziato e prosegui. Così facendo allenerai la tua autodisciplina. E ti ringrazierai in eterno per questo.

6. Impara ad amare quello che detesti e se proprio non ci riesci ignoralo

C’è molto più da imparare da quel che ci rende infelici, ci disturba o ci infastidisce che da ciò che ci fa sorridere o ci scalda il cuore. Probabilmente oggi sorridi di ciò che un tempo ti angustiava. Basta questo per osservare te stessa e gli altri con occhi diversi, con intelligenza (nel senso latino del termine, “capacità di leggere dentro”). Le cose, le persone e le situazioni non sono sempre come vorremmo che fossero. E va bene così. Anche tu vai bene così. Avrai sicuramente i tuoi difetti e i tuoi limiti, come tutti del resto. Ma sono certo che anche tu possiedi qualità e pregi, esattamente come gli altri. Se proprio non riesci a digerire qualcuno o qualcosa di te stessa o del prossimo, rivolgi le tue attenzioni e i tuoi pensieri altrove. Ma prima prova a guardarlo con altri occhi, meno giudicanti e più aperti. Allenerai così la tua innata ma forse dimenticata inclinazione ad accogliere la vita nella sua interezza, con le sue luci e le sue ombre. Proprio come la vita accoglie te: pienamente.

Sono una giornalista freelance e mi occupo di lifestyle, scrivendo negli anni per diverse riviste femminili come Cosmopolitan, Gioia! e Donna Moderna, ma anche su siti come D de La Repubblica, l’HuffPost e Foxlife.

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